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CONVIVENZA O FAMIGLIA DI FATTO

Con il termine famiglia di fatto si indica genericamente l'unione stabile e la comunione di vita spirituale e materiale tra due persone, non fondata sul matrimonio. Benché il fenomeno abbia assunto un’enorme rilevanza sociale, attualmente l’ordinamento italiano riconosce concretamente e tutela solamente la famiglia legittima, quella cioè fondata sul matrimonio.


Per potersi parlare di famiglia di fatto è necessario che l’unione tra due persone sia stabile duratura. Essa è frutto della libera scelta di ogni singolo individuo di non celebrare un matrimonio, costituendo un vincolo formale, ma di fondare il rapporto solo sul sentimento di affetto e di amore.


Elementi essenziali della convivenza more uxorio sono:

la comunità di vita,la stabilità temporale,l'assenza del legame giuridico del matrimonio.


A livello di legislazione ordinaria e speciale sono stati riconosciuti degli effetti giuridici alla convivenza, ma solo in ambiti che, purtroppo, sono ancora molto circoscritti.


Facciamo degli esempi:


1. il D.L. n. 1726 del 27.10.1918 afferma che è ottenere la corresponsione della pensione di guerra, in presenza di specifici requisiti, per la vedova, la promessa sposa, la convivente;


2. l’art. 6 L. n. 356 del 13.03.1958 riconosce assistenza, per i figli naturali non riconosciuti dal padre caduto in guerra, quando questo e la madre abbiano convissuto nel periodo del concepimento;


3. l’art. 2 D.p.r. n. 136 del 31.01.1958 considera famiglia anagrafica non solo quella fondata sul matrimonio e legata da rapporti di parentela, affinità, affiliazione ed adozione ma, ogni altro nucleo che si fonda su legami affettivi, caratterizzato dalla convivenza e dalla comunione di tutto o parte del reddito dei componenti per soddisfare le esigenze comuni, quindi anche la famiglia di fatto;


4. l’art. 1 L. n. 405/1975 (istitutiva dei consultori familiari): ricomprende tra gli aventi diritto alle prestazioni assistenziali anche le "coppie";


5. l’art. 30 L. n. 354/1975 (Riforma dell'ordinamento penitenziario): attribuisce un permesso al condannato, in caso di imminente pericolo di vita di un familiare, indicando anche il convivente;


6. l’art. 5 L. n. 194/1978 (interruzione di gravidanza): permette la partecipazione al procedimento di chi è indicato "padre del concepito", quindi anche in presenza del convivente;


7. l’art. 44 L. n. 184/1983: permette in alcuni casi, l'adozione a chi non è coniugato, concessione attribuita quindi, anche alla famiglia di fatto;


8. l’art. 17 L. n. 179/1992: permette la sostituzione, al socio assegnatario defunto del convivente, purché documenti lo stato di convivenza da almeno due anni dal decesso.


L’unione non fondata sul matrimonio come nasce, così può cessare, diversamente da quanto accade per la famiglia legittima, ove specifiche norme e leggi speciali regolamentano l'istituto della separazione e del divorzio. Pertanto, al momento dello scioglimento della convivenza possono sorgere problemi relativamente a: abitazione familiare, contratto di locazione, acquisti compiuti durante la convivenza, assegno di mantenimento, donazioni effettuate da uno dei conviventi a favore dell'altro, rapporto di lavoro svolto nell’azienda del convivente e non regolarizzato, assegnazione dell’alloggio popolare, diritti di successione.


PATTI DI CONVIVENZA


Poiché non esiste una regolamentazione generale da applicare alla famiglia di fatto, l'unico modo per ottenere una tutela, ad oggi, per superare tutte le problematiche che ho sopra individuato, è quello di autoregolamentarsi mediante la stipulazione di patti, diretti a disciplinare alcuni degli aspetti patrimoniali, al fine di evitare conflitti durante il rapporto oppure al momento della sua cessazione.


Gli accordi possono avere la forma di scrittura privata.


Tali accordi potranno disciplinare in particolare:


1. i rapporti patrimoniali tra conviventi;
2. la costituzione di un fondo comune per le spese effettuate nell'interesse del nucleo familiare;
3. il versamento di una somma di denaro in caso di rottura del rapporto;
4. l'assegnazione dell'abitazione familiare.


Un accordo di convivenza consente di regolarizzare le questioni economiche e patrimoniali del rapporto, anche per il caso di rottura del legame o di scomparsa prematura di uno dei partner.

Possono stipulare il contratto le coppie di non coniugati che abbiano intenzione di intraprendere un rapporto stabile e duraturo di convivenza.


Il contratto di convivenza, in particolare, avrà ad oggetto:


· la scelta e le spese per l'abitazione comune
· i diritti ereditari e di successione tra i conviventi
· la disciplina delle spese comuni
· la disciplina dei doni e delle altre liberalità
· l'inventario, il godimento, la disponibilità e l'amministrazione dei beni comuni
· i diritti acquistati in regime di convivenza
· le incombenze e i reciprochi diritti in caso di cessazione della convivenza

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1) Verifica delle condizioni di convivenza decise dai partner’s
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