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LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO

La dichiarazione di fallimento può essere richiesta da:


a) i creditori
b) lo stesso debitore
c) il pubblico ministero


E’ stata soppressa la dichiarazione di ufficio da parte del Tribunale, anche se il giudice ha il dovere di segnalare al pubblico ministero l’insolvenza eventualmente rilevata nel corso di un giudizio civile in cui l’imprenditore sia parte.

Competenza: per la dichiarazione è competente il Tribunale in cui ha luogo l’impresa.

Convocazione obbligatoria: l’imprenditore ed i soci illimitatamente responsabili devono essere obbligatoriamente convocati in Tribunale, insieme ai creditori che hanno fatto istanza di fallimento, in modo da garantire il diritto di difesa ed il pieno contraddittorio delle parti.

Il Tribunale può rifiutare di emettere la dichiarazione di fallimento con decreto motivato quando ritenga insussistente i presupposti legali.

Se invece riscontra l’esistenza dei requisiti normativi dichiara il fallimento con sentenza:


a) nominando gli organi della procedura (giudice delegato e curatore);
b) ordinando al fallito di depositare entro 3 giorni il bilancio, le scritture contabili e fiscali obbligatorie e l’elenco dei creditori;
c) fissando l’udienza di verifica dei crediti che deve avvenire entro 120 giorni dalla sentenza;
d) assegnando ai creditori e ai terzi che vantino diritti sulle cose mobili ed immobili in possesso del fallito il termine perentorio di 30 giorni prima di tale udienza per la presentazione delle domande di insinuazione al passivo e restituzione.

Da quale momento decorrono gli effetti della sentenza?


La sentenza produce i suoi effetti dalla data di pubblicazione e, nei confronti dei terzi, dalla data di iscrizione nel registro delle imprese.

Opposizione alla sentenza di fallimento: entro 30 giorni dalla sentenza possono proporre opposizione il debitore e qualunque altro interessato, cioè chiunque abbia interesse patrimoniale o anche morale ad ottenere la revoca della sentenza.

 

Effetti personali del fallimento:


- il fallito (o gli amministratori o liquidatori della società fallita) deve consegnare al curatore la propria corrispondenza quando essa riguardi i rapporti compresi nel fallimento;
- il fallito (o gli amministratori o liquidatori della società fallita) deve comunicare cambiamenti di residenza o domicilio, e presentarsi agli organi fallimentari per rendere tutte le dichiarazioni necessarie a chiarire la gestione dell’impresa;
- la riforma del 2006 ha abolito l’incapacità del fallito di esercitare il diritto di voto per 5 anni;
- la riforma del 2006 ha abolito il registro dei falliti;
- Il fallito perde la legittimazione processuale poiché è il curatore che a lui si sostituisce in tutti giudizi, anche in corso, che riguardano i rapporti di diritto patrimoniale compresi nel fallimento.

In tali giudizi, il fallito non può testimoniare, né intervenire, né può essere altrimenti sentito.

 

Effetti patrimoniali del fallimento:


- il fallito non ha la facoltà di amministrare e disporre dei suoi beni che restano vincolati al fallimento (sono esclusi i diritti e di beni personali, gli assegni alimentari, gli stipendi, le pensioni, i salari, e ciò che il fallito guadagna con la sua attività, i beni impignorabili, ciò che il fallito ricavi per avere l’usufrutto sui beni dei figli minori, la casa di abitazione -nei limiti necessari al fallito e alla sua famiglia -);
- I creditori non possono intraprendere azioni individuali volte al recupero del credito, i quali possono solo partecipare al ricavato dalla liquidazione del patrimonio del fallito;
- I debiti del fallito si considerano tutti scaduti;
- Sui debiti del fallito non decorrono più interessi né legali né convenzionali purchè i creditori fossero chirografi (sono tali i creditori che non possono vantare un diritto di pegno, ipoteca, privilegio);
- I creditori privilegiati (tutti coloro cioè che non sono chirografari) non subiscono il concorso degli altri creditori poiché essi hanno il diritto di soddisfarsi con preferenza (diritto di prelazione) sul prezzo dei beni compresi nel fallimento e solo allorché non siano soddisfatti interamente con il valore ricavato da tali beni, diventano, per il residuo, creditori chirografari e concorrono con questi ultimi.


Effetti del fallimento sui contratti in corso.


Il fallimento non determina la risoluzione dei contratti in corso ma solo lo scioglimento del rapporto in determinati e tassativi casi stabiliti dalla legge.


Contratti in corso di esecuzione alla data del fallimento:
a) contratti già eseguiti da una delle parti: restano in vita; se tuttavia ad eseguirli è stato la controparte del fallito, questa in quanto creditore, entrerà nel numero dei creditori concorrenti e dovrà accontentarsi della percentuale fallimentare
b) contratti non ancora eseguiti da nessuna parte: se si tratta di contratti in cui era rilevante la persona del fallito si sciolgono, se invece, tale condizione di rilevanza personale non sussiste, i contratti possono essere mantenuti in vita e viene attribuita al curatore la facoltà di scelta tra subentro nel contratto e scioglimento. Fino a quando il curatore non abbia deciso il contratto è sospeso.

La parte contrattuale non dichiarata fallita può mettere in mora il curatore, facendogli assegnare dal giudice un termine di 60 giorni per effettuare la scelta sulla sorte del contratto, decorso il quale il contratto si scioglie.

Locazione: se fallisce il locatore il contratto rimane in vita e subentra il curatore che riscuoterà il canone, se fallisce il conduttore il curatore può scegliere se mantenere o meno in vita il contratto. Nel caso di esecuzione del contratto, il locatore diventa creditore del fallito e non percepisce mensilmente i canoni, mentre, nel caso di scioglimento, il curatore deve corrispondere un indennizzo al locatore.

Appalto: in via normale il contratto si scioglie ma il curatore può mantenere in vita il contratto subentrando nel rapporto con offerta di idonea garanzia. La prosecuzione non è mai ammessa qualora la considerazione della persona dell’appaltatore fallito sia stata un motivo determinante del consenso.

Assicurazione:

quella contro i danni: non si scioglie per il fallimento dell’assicurato a meno che dal fallimento non derivi un aggravamento del rischio per l’assicuratore;

quella sulla vita: la dottrina è incerta alcuni autori affermano lo scioglimento, altri la continuazione.

Leasing: se fallisce il conduttore, si applica la regola generale. In caso di scioglimento del contratto il concedente ha diritto alla restituzione del bene e deve versare la differenza fra la maggior somma ricavata dalla vendita o da altra collocazione del bene rispetto al credito residuo in linea capitale; egli poi deve insinuarsi nel passivo del fallimento per la differenza del credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla nuova collocazione sul bene. Se fallisce la società concedente, il contratto prosegue e alla scadenza il conduttore conserva la facoltà di acquistare il bene previo pagamento dei canoni e del prezzo pattuito.

Affitto di azienda: in caso di fallimento del locatore o dell’affittuario il contratto non si scioglie ma entrambe le parti possono recedere entro 60 giorni, corrispondendo all’altra parte un equo indennizzo, il quale, in caso di disaccordo, è stabilito dal giudice.

Finanziamenti destinatati ad uno specifico affare

Considerato che la riforma del diritto commerciale ha previsto la possibilità per le Spa di concludere un contratto di finanziamento da parte di un terzo per uno specifico affare che la società intenda compiere, la legge fallimentare ha previsto la seguente disciplina: il contratto si scioglie quando la procedura fallimentare impedisca la realizzazione o la continuazione dell’affare cui il finanziamento è destinato ed il finanziatore può insinuarsi al passivo del fallimento. Se, al contrario, il finanziamento può continuare il curatore può decidere di subentrare nel contratto in luogo della società, previo ascolto del comitato dei creditori. Se il curatore decide di sciogliere il contratto, il finanziatore può chiedere la giudice di realizzare o continuare l’operazione in proprio oppure affidandola a terzi, trattenendosi così i proventi dell’affare ed insinuandosi nel passivo per l’eventuale credito fallimentare.


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