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Il FALLIMENTO

Introduzione: le procedure concorsuali ed, in primo luogo il fallimento, sono procedure giudiziali che vengono azionate nel caso in cui l’imprenditore commerciale non sia in grado di adempiere alle obbligazioni aziendali. Con esse l’intero patrimonio aziendale viene sottratto all’imprenditore e sottoposto ad esecuzione, al fine di garantire la parità di trattamento dei creditori nella divisione di ciò che, a soddisfazione dei crediti, verrà ricavato dalla vendita dei beni del fallito. In particolare il principio della parità di trattamento dei creditori è una regola cardine del nostro ordinamento per effetto della quale tutti i creditori hanno uguale diritto di soddisfarsi sui beni del debitore, che, pertanto, fungono da garanzia generica delle loro pretese patrimoniali. Tale principio è tuttavia attenuato in presenza di cause legittime di prelazione (pegni, ipoteche, privilegi) i quali, al contrario, attribuiscono al titolare il diritto di soddisfarsi sul ricavato della procedura esecutiva, con precedenza sugli altri creditori che prendono il nome di creditori chirografari.

Nozione di fallimento: con l’espressione fallimento si indica lo stato patrimoniale dell’imprenditore che non ha più la capacità obiettiva di far fronte puntualmente alle obbligazioni aziendali.

Presupposti del fallimento:
1) il debitore deve essere un imprenditore commerciale (sono quindi escluse le imprese agricole), individuale o collettivo (società) con esclusione degli enti pubblici e dei piccoli imprenditori;
2) stato di insolvenza: si trova in stato di insolvenza l’imprenditore che non è più in grado di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni; lo stato di insolvenza può manifestarsi attraverso svariati indici: reiterati mancati pagamenti, irreperibilità, latitanza, chiusura dei locali commerciali;
3) il fallimento può essere dichiarato solo se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati è superiore a 25.000 euro;
4) l’imprenditore non deve essere già sottoposto ad una procedura di liquidazione coatta amministrativa, non deve aver fatto domanda di concordato preventivo, non devono sussistere i requisiti per l’assoggettabilità dell’impresa alla procedura di amministrazione straordinaria.


chi è piccolo imprenditore?


Secondo il codice civile (articolo 2083) sono piccoli imprenditori:
a) i coltivatori diretti del fondo;
b) gli artigiani;
c) i piccoli commercianti;
d) coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

chi è il piccolo imprenditore non passibile di fallimento?


La legge fallimentare, recentemente modificata (L. n.. 5 del 2006) dice che ai fini dell’assoggettamento al fallimento non sono mai piccoli imprenditori coloro che:
a) hanno effettuato investimenti in azienda per un capitale di valore superiore a 300.00 euro;
b) hanno realizzato, in qualunque modo risulti, ricavi lordi calcolati sulla media degli ultimi tre anni (o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore), per un ammontare complessivo annuo superiore ai 200.00 euro;
c) in nessun caso sono considerati piccoli imprenditori le società commerciali.

ho una impresa individuale artigiana, posso fallire?


Si, quando ho investito più di 300,00 euro nella mia azienda, oppure ho realizzato ricavi lordi calcolati sulla media degli ultimi tre anni superiori ai 200,00 euro.

la società artigiana, ovvero l’esercizio di un attività artigianale in forma societaria è soggetta al fallimento?


Si, perché la società svolge attività volta alla produzione di guadagni e ricavi monetari, pertanto, svolgendo un’attività commerciale, viene qualificata come società commerciale.
Poiché in nessun caso possono considerarsi piccoli imprenditori le società commerciali, la società artigiana è passibile di fallimento.
Questa conclusione è spiegata dal fatto che, seppur vero che la legge considera piccolo imprenditore colui che svolga attività artigianale (a condizione che non abbia investito più di 300,00 euro nell’attività oppure purchè non abbia tratto ricavato medi negli ultimi tre anni pari a 200,00 euro), allorché, tuttavia, tale attività venga espletata in forma societaria implica di per sé che i beni aziendali e l’ambito di operatività della stessa attività non possano essere più considerate di modeste dimensioni e, come tale, l’impresa non gode del beneficio di esonero dalla procedura fallimentare.

ho una difficoltà economica temporanea posso essere dichiarato fallito?


No, perché la legge richiede che il giudice accerti uno stato di insolvenza permanente e non una mera difficoltà economica momentanea, la quale legittima solo il concordato preventivo, non anche il fallimento.


LA CONTINUAZIONE DELL’IMPRESA DEL FALLITO

La riforma della legge fallimentare ha riscritto completamente la disciplina dell’esercizio provvisorio dell’impresa, vale a dire, la possibilità dell’ufficio fallimentare di continuare l’attività di impresa del fallito durante la procedura fallimentare.


La continuazione è consentita in 2 casi:
1) con la dichiarazione di fallimento, quando dall’improvvisa interruzione può derivare un danno grave ed irreparabile, il Tribunale può autorizzare la continuazione temporanea purchè ciò non arrechi pregiudizio ai creditori
2) quando il comitato dei creditori ritenga opportuno riprendere in tutto o in parte l’esercizio dell’impresa.


La continuazione ha comunque carattere provvisorio ed il Tribunale può in qualsiasi momento ordinarne la cessazione; all’esercizio dell’impresa provvede il curatore, mentre il comitato dei creditori deve essere informato sull’andamento della gestione .

Inoltre la legge ha previsto, in funzione di conservazione dell’impresa, l’istituto dell’affitto di azienda la quale deve esser preventivamente autorizzata dal giudice delegato, previo parere favorevole del comitato dei creditori ed adottata su proposta del curatore.
L’affitto può esser limitato solo ad alcuni rami dell’azienda quando ciò sia utile al fine di vendere l’azienda o alcune sue parti.
Il contratto di affitto viene stipulato dal curatore, per una durata compatibile con le esigenze di liquidazione dei beni fallimentari.
Il curatore conserva il diritto di ispezionare l’azienda, ha il diritto di ottenere adeguate garanzie dall’affittuario per l’adempimento dei canoni di locazione e può recedere dal contratto in qualsiasi momento pagando un giusto indennizzo all’affittuario.

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