DIRITTO
PENSIONISTICO E PREVIDENZIALE
Avvocati24ore.it offre tra i suoi
servizi la consulenza legale on.line in materia di:
1) pensioni di anzianità;
2) pensioni di vecchiaia;
3) pensioni di reversibilità;
4) pensioni sociali;
5) pensioni di invalidità;
6) pensioni di inabilità;
7) equo indennizzo e pensioni privilegiate;
8) assicurazione infortuni e malattie professionali;
9) assicurazione contro infortuni domestici;
10) assicurazione contro infortuni sportivi.
Domande e risposte
La pensione di vecchiaia
Questa forma di previdenza viene così denominata perché
spetta al lavoratore per il raggiungimento di un determinato limite
di età e per il fatto che ha versato un numero minimo di
contributi.
L’età ed il numero dei contributi variano in relazione
al sistema contributivo, al sistema retributivo, al sistema misto:
1) il sistema di
calcolo contributivo prevede un età variabile da 57 a 65
anni, sia per gli uomini che per le donne oltre ad
almeno 5 anni di contribuzione legati
ad una effettiva attività lavorativa;
2) il sistema di
calcolo retributivo, invece, è ancora valido per chi al 31
dicembre 1995 aveva almeno 18 anni di contribuzione, richiede un
limite di età di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne
Sono richiesti, inoltre, almeno 20
anni di contribuzione. Bastano 15 anni
di contributi per quei lavoratori che al 31 dicembre 1992 avevano
già tale anzianità, avevano già compiuto l'età
pensionabile prevista all'epoca (55 anni per le donne e 60 per gli
uomini) ed erano stati autorizzati ai versamenti volontari;
3) il sistema misto
è previsto per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano un'anzianità
contributiva inferiore ai 18 anni. In tal caso l'importo della pensione
viene calcolato sulla base sia del sistema contributivo sia di quello
retributivo.
La pensione di anzianità
La pensione di anzianità prende il nome
dal fatto che spetta al lavoratore che abbia versato per un determinato
periodo di tempo i contributi previdenziali, prima che abbia raggiunto
l’età anagrafica per ottenere la pensione di vecchiaia.
Si ottiene per i lavoratori subordinati
in due casi :
1) con
35 anni di contributi e 57 anni di età;
2) con
39 anni di contributi a prescindere dall’età.
Si ottiene per i lavoratori autonomi
in due casi:
1) con
35 anni di contributi e 58 anni di età;
2) con
40 anni di contributi, prescindendo dall’età.
Per fruire effettivamente del trattamento di anzianità occorre
inoltre il verificarsi di date prefissate, previste dalla legge
335/1995, a partire delle quali è possibile ottenere la pensione
nel corso dell’anno. Sono queste le cosiddette "finestre
d’uscita" che fissano la decorrenza della pensione.
La pensione di reversibilità
Il diritto alla pensione in favore
dei superstiti sorge in caso di morte del pensionato oppure del
lavoratore in attività, a condizione che quest’ultimo,
al momento del decesso, possa far valere almeno 15 anni di contribuzione,
ovvero 5 anni, di cui almeno 3 versata nei quinquenni precedente
la data del decesso.
La pensione a favore dei superstiti
si distingue in:
1) pensione
di reversibilità, che viene liquidata
in seguito alla morte del pensionato;
2) pensione
indiretta, che viene liquidata in seguito
alla morte dell’assicurato non titolare di pensione.
I superstiti aventi diritto alla pensione
si possono classificare in due grandi gruppi:
1) il
coniuge e i figli;
2)
i genitori, fratelli celibi e le sorelle nubili. La vedova o il
vedovo hanno sempre diritto alla pensione, a volte anche in presenza
di divorzio.
L’assegno di invalidità
e la pensione di inabilità
L’assegno di invalidità
spetta ai lavoratori dipendenti e autonomi affetti da un'infermità
fisica o mentale.
Si può ottenere quando il
lavoratore:
1) è
affetto da infermità fisica o mentale, accertata dal medico
dell’INPS;
2) la
malattia provochi una riduzione permanente di due terzi della capacità
di lavoro;
3) un'anzianità
contributiva di almeno cinque anni, di cui almeno tre versati nei
cinque anni precedenti la domanda di pensione;
4) l’assicurazione
presso l’Inps da almeno cinque anni.
L'assegno ordinario di invalidità
non è una pensione definitiva: vale infatti fino ad un massimo
di tre anni ed è rinnovabile su domanda del beneficiario,
che viene quindi sottoposto ad una nuova visita medico-legale. Dopo
due conferme consecutive l'assegno diventa definitivo. L'assegno
ordinario di invalidità viene concesso anche se si continua
a lavorare. In questo caso il titolare ogni anno viene sottoposto
a visita medico-legale. Al compimento dell'età pensionabile,
l'assegno viene trasformato in pensione di vecchiaia.
La pensione
di inabilità spetta ai lavoratori dipendenti o autonomi:
1) affetti
da un'infermità fisica o mentale accertata dal medico dell'INPS;
2) con
assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi
attività lavorativa;
3) con
anzianità contributiva di almeno cinque anni, di cui tre
versati nei cinque anni precedenti la domanda di pensione.
Per ottenere la pensione di inabilità
non si deve svolgere alcuna attività lavorativa.
La pensione di inabilità non è
definitiva, può essere soggetta a revisione e non viene trasformata
in pensione di vecchiaia.
L’assicurazione su Infortuni
e Malattie Professionali
E’ una forma di previdenza per
i lavoratori subordinati che svolgano prestazioni lavorative manuali
considerate dalla legge pericolose. Il diritto a percepire le prestazioni
assicurative nasce quando il lavoratore abbia subito:
1) un infortunio
avvenuto per una causa violenta, in occasione del lavoro, da cui
sia derivata la morte o un invalidità permanente al lavoro
assoluta (incapacità totale di lavorare) o parziale (incapacità
di svolgere solo l’attività lavorativa cui era preposto
il lavoratore) oppure un’invalidità temporanea assoluta
(incapacità di svolgere la prestazione lavorativa assegnata
solo per un determinato periodo) la quale comporti l’astensione
dal lavoro per un periodo superiore ai tre giorni.
E’ infortunio sul lavoro anche
quello occorso la lavoratore mentre si reca sul posto di lavoro
o sulla strada del ritorno( infortunio in itinere).
La legge lo definisce come l'infortunio occorso alle persone assicurate
durante il normale percorso di andata o di ritorno dal luogo di
abitazione a quello di lavoro, o che collega due posti di lavoro
o, se l'azienda non è fornita di mensa, che collega il posto
di lavoro con il luogo abituale di consumazione dei pasti; anche
in caso di utilizzo del mezzo privato. Sono, invece, esclusi gli
infortuni avvenuti durante spostamenti non dipendenti da cause di
lavoro.
2)
una malattia professionale: tale è la patologia che provoca
la diminuzione o l’annullamento della capacità lavorativa,
contratta nell’esercizio o a causa del lavoro, senza che ciò
sia dovuto ad una causa violenta. La legge indica quali sono le
malattie professionali per le quali è riconosciuto il diritto
all’assicurazione ma il lavoratore può sempre dimostrare
che la patologia, pur non compresa nell’elenco, è dovuta
al lavoro svolto.
Che cosa è la causa di servizio?
Si parla di causa di servizio quando
il lavoratore pubblico per un motivo qualunque collegato all’attività
lavorativa contrae una malattia, una lesione, una infermità.
Accertata la causa di servizio il
lavoratore pubblico ha diritto:
1) alla
conservazione del posto di lavoro e al pagamento dello stipendio
fino a 36 mensilità se ha contratto una malattia;
2) ha
diritto all’equo indennizzo se ha contratto un’infermità
che ne determina la invalidità permanente parziale (cioè
una inabilità al lavoro che non impedisce al lavoratore di
tornare sul posto di lavoro);
3) ha
diritto alla risoluzione del rapporto e al conseguimento della pensione
privilegiata se l’infermità non consente più
la prestazione di alcuna attività lavorativa. La causa di
servizio sussiste solo se il danno deriva dall’adempimento
di un obbligo dell’attività lavorativa.
Che cosa è l’equo
indennizzo?
E' il ristoro riconosciuto ai dipendenti
pubblici per il caso di danno fisico-psichico (compresa la morte)
subito per aver adempiuto ad un obbligo di servizio. La sua funzione
è l’indennizzo della lesione in sé considerata,
indipendentemente dalle conseguenze che ne sono derivate.
Per averne diritto è
necessario che il danno riportato sia riconducibile ad uno di quelli
che la legge tassataviamente indica come danni producibili in occasione
dell’attività lavorativa espletata (l’elencazione
di tali danni, quindi, è contenuta in tabelle predisposte
dal legislatore). Deve trattarsi inoltre, di invalidità permanente
parziale, tale, vale a dire, da non pregiudicare completamente la
prestazione di servizio poiché in caso di invalidità
permanente totale (quella che comporta l’assoluta inabilità
al lavoro) è prevista la risoluzione del rapporto di lavoro
con conseguente acquisto del diritto alla pensione privilegiata
ordinaria. L’invalidita temporanea non è indennizzabile
poiché è regolamentata da un'altra forma di previdenza
(assenza retribuita, secondo quanto stabilito dal singolo contratto
di lavoro).
Il lavoratore ha l’obbligo di denunciare
a pena di decadenza le menomazioni fisiche entro
6 mesi dalla loro manifestazione (in caso di morte, il termine
decorre dal decesso) oppure entro 6 mesi dal momento in cui viene
notificato il provvedimento con cui la pubblica amministrazione
riconosce che la lesione è dovuta all’attività
lavorativa svolta.
Che cosa è la pensione privilegiata?
E’ una forma di previdenza ed assistenza riconosciuta ai dipendenti
pubblici per il fatto che, adempiendo ad un obbligo loro imposto
dall’attività lavorativa, hanno maturato un’infermità
che li rende completamente incapaci di svolgere qualsiasi lavoro.
L’evento che procura l’infermità può essere
o una causa violenta, estranea al normale svolgimento dell’attività
lavorativa, oppure una causa che normalmente rientra tra gli obblighi
del servizio.
Che cosa è la pensione sociale?
E’ una forma di assistenza riconosciuta dallo Stato a coloro
che siano cittadini italiani, abbiano più di 65 anni, siano
nullatenenti o non posseggano redditi oltre un certo limite indicato
dalla legge.
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