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TIPI DI SUCCESSIONI


(Trattazione particolareggiata)

(A) LA SUCCESSIONE LEGITTIMA

L’ordinamento consente ai singoli di disporre dei propri beni per il tempo in cui avranno cessato di vivere mediante il testamento, Se il singolo non ha disposto in tutto o in parte dei suoi beni interviene la legge ad indicare come essi devono essere assegnati e distribuiti. Il fondamento della successione legittima è dunque, accanto alla presunta volontà del defunto, la solidarietà familiare.

Chi sono gli eredi legittimi?


Le categorie di successibili sono le seguenti:

1. il coniuge
2. i discendenti legittimi e naturali
3. gli ascendenti legittimi
4. i collaterali
5. i genitori del figlio naturale
6. gli altri parenti entro il sesto grado
7. lo stato


Per quanto riguarda la successione del coniuge a lui spetta:

metà del patrimonio del defunto, se in concorso con un solo figlio;
1/3 se in concorso con più figli;
2/3 se in concorso con ascendenti o con fratelli e sorelle del defunto.


In mancanza di tali soggetti al coniuge si devolve l’intera eredità.

In caso di separazione il coniuge conserva i diritti ereditari salvo che non gli venga addebitata la separazione, in tal caso ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto.

Ai figli legittimi naturali spetta la stessa quota che spetta ai figli legittimi ma la legge stabilisce che questi ultimi possono soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non si oppongono. In caso di opposizione è il giudice a decidere se si possa far luogo a questa facoltà di commutazione.

Ai figli naturali non riconoscibili spetta un assegno vitalizio pari all’ammontare della rendita della quota di eredità alla o riconosciuta quale avrebbero diritto se la filiazione fosse stata dichiarata.

Gli ascendenti più prossimi escludono quelli di grado più remoto; se invece sono di ugual grado, qualunque sia il loro numero succedono per metà gli ascendenti. della linea paterna e per metà quelli della linea materna. Gli ascendenti concorrono con i fratelli e le sorelle.

I fratelli e le sorelle unilaterali consanguinei ( figli dello stesso padre ma di diversa madre) o uterini ( figli della stessa madre, ma di padre diverso) conseguono la metà della quota che di fatto conseguono i fratelli germani.

In mancanza di altri successibili l’eredità si devolve allo Stato.

 

(B) LA SUCCESSIONE NECESSARIA

La legge ammette al singolo di disporre nel modo che ritenga più opportuno dei suoi beni per il periodo successivo alla morte ed ammette che in vita costui doni a chi vuole i suoi beni a condizione che egli non leda i diritti che la legge assicura ai congiunti più stretti che sono tassativamente indicati dalla legge.

La legge, pertanto, stabilisce che, quando vi sono determinate categorie di successibili, denominati legittimari, una parte dei beni del defunto debba essere loro attribuita. La quota che la legge riserva a costoro si chiama appunto quota di riserva o di legittima; i successibili che vi hanno diritto prendono il nome di legittimari o riservatari o successori necessari e non devono assolutamente essere confusi con i successori legittimi ossia con coloro ai quali l’eredità viene devoluta per legge quando manchi il testamento.

 

I legittimari sono:


1. il coniuge
2. i figli
3. in mancanza dei figli, gli ascendenti

Non tutti i successibili nella successione legittima quindi sono legittimari nella successione necessaria.

 

La riserva a favore dei figli legittimi o naturali non è fissa ma variabile secondo il numero dei figli e secondo l’esistenza o meno del coniuge.
Quando manca il coniuge, la riserva a favore dei figli legittimi è di metà del patrimonio se il genitore lascia un solo figlio, di 2/3 se lascia più figli.

La riserva a favore degli ascendenti opera soltanto se il defunto non lascia figli legittimi o naturali: in tal caso è 1/3 ma si riduce a1/4 se con gli ascendenti concorre il coniuge
La riserva a favore del coniuge è di metà del patrimonio se non vi sono figli
1/3 se vi è un figlio
1/4 se vi sono più figli
Al coniuge inoltre spetta il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano se di proprietà comuni o del defunto
Si sottolinea che questi diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora, questa non sia sufficiente, sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente dei figli.
Questi diritti, inoltre, sono garantiti anche al coniuge separato cui non sia stata addebitata la separazione

La quota di legittima o di riserva


Quando all’apertura della successione vi sono dei legittimari il patrimonio del defunto si distingue idealmente in due parti:


-la quota disponibile della quale il testatore era libero di disporre;
-la quota di legittima della quale non poteva disporre perché doveva darla ai legittimari.

il legittimario ha diritto di ottenere la propria quota in natura ed il testatore non può imporre alcun peso o alcuna condizione sulla legittima.


Spesso un soggetto prima di morire prepara un testamento e attribuisce al legittimario un legato di somma o di beni determinati per un valore uguale o anche superiore all’importo della legittima, a condizione che esso rinunci ad ogni altra pretesa sull’eredità oppure con la dichiarazione che il legato è fatto in sostituzione di legittima. Il legittimario ha una facoltà di scelta: può rinunciare al legato e chiedere la legittima oppure conseguire il legato; in questo secondo caso, salvo che il testatore non abbia altrimenti disposto, perde il diritto di chiedere un supplemento, se il valore del legato sia inferiore a quello della legittima e, comunque, il legatario non acquista la qualità di erede (quindi non risponde dei debiti ereditari).

Il legato in sostituzione di legittima si distingue dal legato in conto di legittima perché con il primo il testatore intende escludere il legittimario da ogni partecipazione alla divisione dell’eredità, riesca o no a ricevere con il legato quanto gli spetta a titolo di legittima. Nel legato in conto di legittima, il testatore attribuisce al legittimario una quantità di beni che deve essere calcolata ai fini della legittima, con la conseguenza che il legittimario può chiedere il s supplemento se i beni attribuiti non raggiungano l’entità della legittima.

Come posso stabilire se la mia quota di legittima è stata lesa e se ho effettivamente ricevuto quello che mi spettava?


Al fine di stabilire se il testatore con donazioni effettuate in vita a favore di terzi o di alcuni soltanto dei legittimari oppure con lo stesso testamento abbia leso i diritti spettanti ai legittimari occorre calcolare l’entità del suo patrimonio all’epoca dell’apertura della successione.
Questa operazione prende il nome di riunione fittizia, perché richiede un dato meramente contabile (il calcolo del valore dei beni del defunto al momento della morte) e siccome i beni vengono riuniti solo fittiziamente e non tornano quindi nel patrimonio del defunto da qui il nome fittizia (cioè riunione apparente e simbolica di beni).
Quindi si calcolano i valori dei beni che appartenevano al defunto al tempo dell’apertura della successione, dalla somma si detraggono i debiti e si aggiungono i beni di i cui il testatore abbia eventualmente disposto in vita a titolo di donazione secondo il valore che avevano al momento in cui vi è stata la morte. Sull’asse cosi formato si calcola la quota di cui il testatore poteva disporre (quota disponibile).
Facciamo un esempio: si supponga che una persona aveva due figli e che abbia lasciato alla morte beni di valore 100, debiti di valore 20 ed in vita abbia fatto donazioni per valore 40, lasciando per testamento ad un estraneo beni per valore 20.
Si fanno le seguenti operazioni aritmetiche: 100 ( quanto lasciato dal defunto) – 20 ( debiti) = 80; 80 + 40 ( valore delle donazioni) = 120; poichè se i figli sono più di uno la legittima loro riservata è 2/3 dell’asse ereditario, si calcolano i 2/3 di 120= 80; la quota disponibile sarà costituita dall’altro 1/3 ovvero 40. Poiché il padre in vita ha disposto con donazioni per 40 e con testamento per 20 e cioè in tutto per 60 , egli ha superato di 20 il valore della disponibile e per tale somma ha leso la settima.
Per stabilire si vi sia stata lesione di legittima, occorre tener conto anche dei legati e delle donazioni fatte al legittimario salvo che il testatore lo abbia da tale imputazione liberato con clausola espressa. Quindi se la legittima è di 50 e il legittimario ha ricevuto per donazioni e legati 10 egli potrà chiedere per integrare la sua quota di legittima 40 e non 50.

Se ho scoperto mediante questi calcoli che sono stato leso nella mia quota di legittima cosa possa fare?


Ogni legittimario può agire per la riduzione delle donazioni o delle disposizioni testamentarie che hanno leso la sua quota con un’azione che si chiama azione di riduzione.
Questa azione è irrinunciabile dai legittimari finchè il donante è in vita mentre è rinunciabile dopo la morte del donante.
Se il legittimario agisce contro estranei ( = non coeredi) per la riduzione è necessario che abbia accettato con beneficio di inventario.
Spesso avviene che il defunto abbia simulato un atto titolo oneroso per nascondere la donazione. In tal caso è necessario agire perla dichiarazione di simulazione preventivamente e solo in seguito si potrà agire per la riduzione. Le due azioni possono essere proposte anche insieme.
La riduzione opera nel modo seguente: vengono colpite prima le disposizioni testamentarie che vengono diminuite in proporzione, salvo che il testatore abbia disposto diversamente. Se la riduzione delle disposizioni testamentarie non è sufficiente si procede alla riduzione delle donazioni. Si parte dall’ultima in ordine temporale e via via si risale a quelle anteriori. Se l’azione di riduzione è accolta il beneficiario della disposizione testamentaria o il donatario deve restituire in tutto o in parte il bene. Se il bene è stato ceduto a terzi il legittimario deve prima porre ad esecuzione i beni del donatario per ottenere il rimborso del valore dei beni. Se il donatario o il beneficiario della disposizione testamentaria può pagare, l’acquisto è rispettato. In caso diverso il legittimario avrà diritto di rivolgersi contro il terzo chiedendo il rilascio del bene. Il terzo acquirente può pagare in denaro l’equivalente del bene invece che restituirli.
L’azione di riduzione è soggetta a termine prescrizionale decennale (10 anni) dall’apertura della successione. Occorre infatti debitamente sottolineare che le disposizioni lesive della legittima non sono nulle ma solo impugnabili con l’azione di riduzione, in mancanza della quale, pertanto, le disposizioni o le donazioni lesive della legittima sono pienamente valide e d efficaci.

(C) LA SUCCESSIONE TESTAMENTARIA


La successione testamentaria si verifica quando il defunto ha disposto in tutto o in parte dei suoi beni per il tempo successivo alla morte.


Nel nostro ordinamento sono ammesse principalmente tre forme di testamenti:

1) il testamento pubblico
2) il testamento segreto
3) il testamento olografo


Il testamento pubblico è quello redatto da un notaio dopo che il testatore gli ha esposto le sue ultime volontà davanti a due testimoni e pertanto esso fa piena prova delle dichiarazioni del testatore.

Il testamento segreto consiste nella consegna di una scheda contenente le disposizioni di ultima volontà al notaio, che la riceve e la conserva tra i suoi atti. In questo caso, il testatore, alla presenza di due testimoni, deve consegnare la scheda al notaio, il quale la sigilla. La particolarità di questo testamento rispetto al quello pubblico risiede nel fatto che il notaio si limita a ricevere la scheda nella quale il testatore ha indicato la sua volontà, ma il notaio non legge questa scheda, non ne conosce il contenuto e, quindi, non può sapere se le disposizioni di ultima volontà sono valide. In questo testamento il compito del notaio è solo accertare che il testatore, consapevole che con la consegna della scheda, disponeva dei suoi beni per il tempo dopo la morte, ha depositato la scheda il tale giorno, il tale mese, il tale anno.

Il testamento olografo che viene così chiamato perché il testatore scrive da solo le disposizioni di ultima volontà e non le affida al notaio, è quindi redatto, datato e scritto di pugno dal testatore.
Il testamento olografo deve esser interamente scritto a mano dal testatore, il quale deve indicare la data (giorno, mese, anno) e deve apporvi la propria sottoscrizione. La sottoscrizione deve essere apposta in calce alle disposizioni testamentarie a pena di invalidità del testamento.
Se manca la sottoscrizione il testamento è nullo, mentre se manca la data è annullabile.

Quali requisiti bisogna avere per fare un testamento?


Bisogna essere maggiorenni ed avere la piena capacità di disporre ovvero la capacità di intendere e volere, pertanto non sono ammessi a fare testamento i minori, gli interdetti, gli incapaci naturali (l’inabilitato quindi può fare testamento). L’unica eccezione per gli interdetti si ha per il caso del condannato all’ergastolo, il quale pur essendo interdetto dalla legge, può fare ugualmente testamento.

Ci sono dei soggetti incapaci di succedere per testamento?


Si, non possono ricever per testamento, il tutore il protutore che non siano ascendenti, discendenti, coniuge, fratello o sorella del testatore, il notaio che ha redatto il testamento pubblico, i testimoni, il notaio che ha ricevuto il testamento segreto.

Posso fare un testamento che contenga solo legati?


Il testamento può contenere l’istituzione di uno o più eredi o anche soltanto di legati.

Il testamento è revocabile?


SI, fino all’ultimo momento di vita del testatore. Questo principio è inderogabile, pertanto non si può rinunziare alla facoltà di revocare o mutare le disposizioni testamentarie poiché ogni clausola siffatta è priva di effetto.


La revoca può essere espressa o tacita.


La revoca espressa può farsi solo con un atto che abbia gli stessi requisiti di forma previsti per un valido testamento ( pubblico, segreto, olografo), indipendentemente, quindi, dal fatto che nell’atto sia manifestata solamente la volontà di revocare un testamento precedente oppure che siano contenute nuove disposizioni; ovvero un apposito atto notarile, destinato esclusivamente alla revoca.


La revoca tacita si verifica in vari casi:


1) quando in un testamento posteriore contenga disposizioni incompatibili e contrarie a quelle contenute in testamento anteriore anche se all’interno di esso non vi sia l’esplicita dichiarazione di voler revocare il testamento pregresso
2) i caso di testamento olografo, quando esso è distrutto, lacerato o cancellato salva la possibilità agli interessati di provare che la distruzione, lacerazione o cancellazione furono opera diversa dal testatore oppure che il testatore non aveva intenzione di revocare il testamento
3) le disposizioni fatte a titolo universale (erede) o a titolo particolare ( legati) sono revocate da chi ignorava di avere figli o discendenti oppure per sopravvenienza di un figlio o discendente ovvero per il riconoscimento postumo di un figlio naturale.
4) I legati si presumono revocati (ma è ammessa la prova di una diversa volontà del testatore) se il testatore ceda o trasformi successivamente alla disposizione la cosa che forma oggetto del legato. Questa revoca si basa sulla presunzione che se il testatore avesse saputo di avere figli o avesse previsto la nascita di figli, costui non avrebbe disposto, pertanto essa non opera se il testatore abbia disposto per il caso dell’esistenza o la sopravvenienza di figli lasciando loro la legittima.


La revoca di un testamento può essere a sua volta revocata a condizione però che la revoca della revoca sia fatta in forma espressa.

Quando il testamento è invalido?


Il testamento è nullo quando mancano elementi idonei ad individuare con certezza la persona del testatore:


1) difetto di autografia, sottoscrizione (nel testamento olografo);
2) mancata redazione per iscritto da parte del notaio delle dichiarazioni del testatore oppure mancanza della sottoscrizione del testatore o del notaio (nel testamento pubblico e segreto);
3) inosservanza di tutte le formalità prescritte dalla legge (per tutti i testamenti).


Queste sono le uniche cause di nullità che colpiscono l’intero testamento, poiché di regola, la nullità colpisce una o più disposizioni testamentarie lasciando vivere le altre.
Nullità parziali, difatti, si hanno nel caso di disposizioni testamentarie sottoposte a condizione illecita, o impossibile, ovvero in caso di disposizione testamentaria in favore di persona incerta, ovvero la cui scelta è stata rimessa all’arbitrio altrui ovvero di persona incapace a succedere. In tali casi la nullità colpisce la singola disposizione e lascia a vivere le altre (il testamento, naturalmente, sarà travolto completamente, qualora la disposizione affetta dal vizio sia l’unica contenuta nel testamento).
In materia di legato poi è disposta la nullità del legato di cosa altrui ( salva diversa volontà del testatore) e di legato di cosa appartenente al legatario

In tutti gli altri casi è comminata l’annullabilità azionabile da chiunque vi abbia interesse entro 5 anni.


Il testamento è annullabile se:


1) posto in essere per violenza, dolo, errore;
2) il testatore ha commesso un errore che risulta dal testamento e che è stato l’unico a determinare la sua volontà.


L’azione di annullamento deve essere proposta entro 5 anni dal giorno in cui si è avuta notizia della violenza, dolo o errore oppure dal giorno in cui è stata data esecuzione alle volontà testamentarie.

A queste regole vi è un’eccezione: se gli eredi o in genere gli aventi causa dal testatore abbiano adempiuto la volontà del defunto, consapevoli della nullità delle disposizioni testamentarie, tale comportamento sana i vizi e gli stessi non potranno più far valere l’invalidità del testamento.

Vorrei che il mio testamento fosse correttamente eseguito?


Per l’esecuzione del testamento, il testatore può nominare uno o più esecutori i quali hanno il compito di curare che siano esattamente osservate ed eseguite la disposizioni di ultima volontà del defunto. Di regola gli esecutori hanno il possesso dei beni ereditari per non oltre un anno e devono amministrarli come un buon padre di famiglia. Alla fine devono rendere il conto della loro gestione e consegnare i beni all’erede.

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